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L’area modellistica ha come obiettivo principale l’implementazione di una catena modellistica che,
partendo dai dati della rete del monitoraggio meteorologico e del sistema di controllo delle emissioni,
consenta di individuare, a livello locale e regionale, le aree a maggiore ricaduta di inquinanti emessi
in atmosfera dalle diverse sorgenti.
L’area modellistica si interfaccia con l’area meteo e della qualità dell’aria, dimostrando l’esigenza di
usare sistemi che siano allo stesso tempo stabili e compatibili tra loro.

Per quanto riguarda i modelli ed i software del sistema modellistico, dalla figura precedente, si evince
chiaramente quali sono quelli fondamentali, in particolare si fa riferimento a:
1. il modello di previsione meteorologica;
2. i modelli di pre-processamento di dati meteorologici, derivanti dalla previsione o dalla rete;
3. i modelli di pre-processamento di dati inerenti le emissioni in atmosfera;
4. i modelli di pre-processamento di dati orografici acquisiti da un DTM;
5. i modelli di diffusione e trasporto degli inquinanti in atmosfera;
6. i modelli o software di post-processamento dei dati di concentrazione.
Il modello di previsione meteorologica utilizzato in ARPAB è il LAMI.
In relazione ai modelli di pre-processamento dei dati, alcuni sono già implementati nei modelli di
diffusione, altri invece sono innestabili sulla catena. Tra questi ultimi, in ARPAB si sta collaborando
allo sviluppo e calibrazione del preprocessore ARPA_PBL, utile a definire l’input meteo di modelli
gaussiani, e si intende acquistare modelli di pre-processing sviluppati per i modelli fotochimici.
Per quanto attiene il punto 3, esistono diversi software che trattano i dati sulle sorgenti di emissione
in modo da elaborarne i rilasci in funzione delle variabili cosiddette proxy, direttamente correlate alle
emissioni ma diverse dalle concentrazioni stesse. L’ARPAB intende valutarne l’opportunità di acquistarne
uno a valle dell’implementazione di un database sulle emissioni del settore produttivo.
I modelli di pre-processamento di dati orografici, di cui al punto 4, sono in generale meno diffusi,
infatti l’orografia è una variabile spesso trascurata per esigenze di esemplicazione dell’analisi.
Essendo, la Basilicata, una regione ad orografia complessa, non è possibile sottovalutare gli effetti
del territorio sulle ricadute di inquinanti al suolo, pertanto in ARPAB si sta studiando la possibilità
di implementare un algoritmo, all’interno del costruendo GIS, in grado di estrarre dal DTM i dati di
interesse per il running del modello di diffusione.
In relazione ai modelli diffusivi (punto 5), non si può restringere il campo di applicazione ad un
numero limitato di modelli, in quanto la loro scelta dipende sia dalla tipologia di sorgente
(lineare, puntuale o areale), sia dalla scelta degli inquinanti (primari e/o secondari), sia dalla
scala temporale (a breve, medio o lungo termine) che spaziale (locale, regionale, mesoscala o sinottica)
dello studio condotto. Attualmente, si stanno utilizzando modelli liberamente scaricabili dalla rete, ma
si intende utilizzare anche modelli lagrangiani, tipicamente non free.
Ai fini della calibrazione del modello usato e della validazione dei risultati ottenuti, non si può
prescindere dai dati acquisiti dalla rete di monitoraggio meteo e della Qualità dell’Aria.
Per quanto riguarda il post processamento dei dati di output dei modelli diffusivi, è necessario
sviluppare appositi algoritmi o procedure di calcolo per valutare gli impatti e confrontarli ai limiti
imposti dalla normativa.
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